Möly

Odio Pitchf*rk, mi piace Möly

In questo momento mi sento Pitchf*rk quindi sto odiando me stesso. Non sto parlando di un’amica, anche se lei lo è.

Carlotta Mascheroni in arte Möly mi fa sentire come in una sera tra amici, quando tutti tornano dai posti in cui hanno iniziato la loro nuova vita e ci si ritrova per bere, per recitare e quindi per ridere. È come quello stato di euforia che per quanto mi faccia sentire apparentemente bene mi ricorda che poco prima non riuscivo a mangiare e che quando torno a casa non riuscirò a dormire a meno che non butterò giù abbastanza alcolici.

È pieno di cose gloomy in questo periodo storico e per fortuna la sua musica non lo è – grazie anche al lavoro del suo team (Matteo Brioschi e Thomas Calvi).

Le sue canzoni risultano quasi uplifting, perché il processo di determinate emozioni non sfocia in un crogiolarcisi ma in qualcosa che fa bene a Möly e a chi la ascolta.

Invidio e ammiro molto il suo riuscire a processare le emozioni in questo modo, dando vita non a una semplice creazione ma a qualcosa che a prodotto finito è bello consumare, con quei ritornelli pop che mi fanno canticchiare tragedia anche quando tutto in cuffia è apparentemente allegro.

Non è una mera questione di contrasto, ci sono una marea di canzoni piene di contrasti, quello che mi affascina è proprio il processo creativo, perché poi la musica di Carlotta mi rimane nelle orecchie e mi fa stare bene nonostante quello che prova mentre lei scrive.

Non ho mai ascoltato musica italiana, o comunque veramente poca – i miei genitori sono edgy e io di conseguenza – ma Möly è un’artista di cui avevo bisogno.

di Alessandro Vanossi

Foto di S. Perniola, E. Ventola, D. Bonanomi

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